ORIGINE DEI REALI SITI. Antica e nuova censuazione[1]

 

 

 

di Lucia Lopriore

 

 

 

 

 

            Sulle origini dei cinque Reali Siti in Capitanata, sono stati versati fiumi di inchiostro, e, spesso, sono state create leggende metropolitane da chi, ignaro della storia, si è voluto cimentare nel raccontarla a tutti i costi, senza il supporto di una valida documentazione a comprova della tesi sostenuta.

Il documento che si trascrive di seguito, privo di data e della firma del funzionario redattore, è stato rinvenuto tra le numerose carte custodite presso l’Archivio di Stato di Foggia e chiarisce molti punti oscuri sull’antica e nuova censuazione. Esso fa parte di una più corposa documentazione nella quale sono comprese anche le relazioni inviate al Ministero e Real Segreteria di Stato delle Finanze per la concessione delle terre ai censuari dei Reali Siti comprese nella riforma del Tavoliere di Puglia. E’ emblematico di uno spaccato di vita che vede protagonisti cinque comuni della Daunia. L’intento di renderlo noto ai visitatori di questo sito scaturisce dalla volontà di diffondere la ricerca documentaria, con particolare riguardo alle microstorie di Capitanata. Andare per archivi rappresenta un mezzo per fare nuove esperienze, per confronti che consentano allo studioso nuovi orizzonti di competenza: L’importanza degli archivi è data proprio dalla possibilità di poter rinvenire tra le tante carte, spesso nemmeno inventariate, documenti essenziali per la ricostruzione del passato.

Come questo documento, che forse non sarebbe mai stato portato alla luce. Da una prima analisi del testo emerge che da parte dello Stato vi è la necessità di dotare i cinque centri, fondati dopo l’espulsione dei PP. Gesuiti dalla Capitanata per volere del marchese Bernardo Tanucci, di abitanti dediti all’agricoltura. I cinque villaggi, prima sorti come masserie, assumono una diversa connotazione con il popolamento delle terre. I lotti di terra vengono parcellizzati e conciessi in enfiteusi a coloni provenienti da altri paesi, gente povera che giunge in questi luoghi “desolati” in cerca di fortuna, pionieri che colonizzano le terre libere dando origine ai centri urbani.

Dell’antica censuazione, il documento evidenzia con estrema chiarezza sia la quantità di territorio parcellizzato sia le condizioni e le conciessioni fatte ai “naturali”, spesso sono definiti in questo modo gli abitanti del luogo. In questo caso per le terre conciesse a coltura i censuari devono pagare un canone annuo di diciotto carlini a versura e di venticinque carlini a versura per quelle adibite al pascolo. Nel 1774 sono destinati ai cinque centri 4.100 versure di terra destinate a 410 famiglie: 105 ad Orta, 93 ad Ordona, 83 a Stornara, 73 a Stornarella e 56 a Carapelle.

A ciascuna famiglia vengono assegnate 10 versure di terreno, i buoi, le sementi, gli attrezzi agricoli, la casa rurale, le vettovaglie e quanto altro occorra per la coltivazione dei terreni.

La concessione delle terre viene accordata in enfiteusi a condizione che ciascuna famiglia corrisponda il canone annuo di 18 carlini a versura per le terre destinate alla semina e 25 carlini a versura per le terre destinate al pascolo. Il contratto ha una durata di ventinove anni ed è rinnovabile.

Le “nocchiariche” ovvero le terre a riposo durante il secondo anno di coltivazione, nel 1774 sono date ai Locati di Orta e di Ordona per essere destinate al pascolo.

Nonostante l’impegno ed il lavoro profusi però, le condizioni economiche in cui versano alcuni contadini diventano difficili quando questi, a causa delle cattive annate, sono costretti a contrarre debiti e molti di essi, non riuscendo a far fronte agli impegni assunti, subiscono la confisca dei beni e conseguentemente vengono espulsi.

Le terre devolute, incamerate nuovamente nel Demanio, sono rivendute a privati i quali speculano sulle vendite come accade per Stornara che deve subire le pressioni di un tale di nome Carmignano il quale, avendo acquistato precedentemente a buon prezzo le terre, le rivende con una maggiorazione di cinquemila ducati, costringendo così il Fisco ad un acquisto a prezzo maggiorato; acquisto che inciderà negativamente sul prezzo della relativa vendita delle terre stesse, poiché la Giunta del Tavoliere stabilisce un canone maggiore su di esse per compensare le spese di acquisto sostenute.

Così i censuari non solo sono costretti a subire pressioni dal Fisco ma devono anche far fronte a tutte gli altri soprusi dei nuovi acquirenti.

Con l’entrata in vigore della legge sull’eversione feudale, promulgata il 21 maggio 1806, ai censuari viene conciesso il dominio utile delle terre in perpetuo, dietro pagamento del canone di locazione detto “estaglio” e della fondiaria. Solo così, più tardi, i contadini diverranno proprietari assoluti degli appezzamenti loro assegnati.

La riforma del Tavoliere porrà fine ai soprusi regolarizzando la situazione sia dal punto si vista fiscale sia da quello economico.

La Giunta del Tavoliere seguendo la nuova normativa conciede altre terre in censuazione perpetua ai coloni e così sono distribuite altre 2.353 versure e 25 catene per un totale complessivo di ducati 6.354,96, che parcellizzati diventano 27 carlini annui a versura.

Interessante è anche notare che il primo impianto vitivinicolo sorge nel 1811 sulle terre destinate al rimboschimento della zona.

Tali terre erano state conciesse ai censuari gratuitamente ma, non essendo state mai utilizzate per l’incremento boschivo, sono destinate all’impianto delle viti ed assoggettate al canone di 27 carlini a versura.

Pur con dati imprecisi, (nel documento si legge che i rilievi sono stati fatti in maniera impropria dagli agrimensori servendosi del compasso), si può affermare che ai censuari sono destinate altre 4.666 versure e 13 catene di terra, paragonabili a quasi 12.498 moggi napoletani, per i quali viene corrisposto un canone annuo di ducati 11.032, 56 grana, destinate ai cinque centri e divise tra circa novecento coloni.

Le conclusioni della relazione sono rivolte alla buona riuscita dell’iniziativa di colonizzare i centri, nonostante le difficoltà logistiche affrontate da queste popolazioni. Il redattore non trascura di far notare che i “miseri villaggi” erano inizialmente solo delle masserie.

Nonostante l’incapacità da parte dell’Amministrazione di gestire correttamente l’iniziativa, i centri in pochi anni si sono sviluppati e tendono ad ingrandirsi con notevole sacrificio di chi coltiva la terra; essi in pochi anni modificheranno l’aspetto del territorio di Capitanata.

 

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“Le terre del Tavoliere di Puglia che vengono denominate i cinque Reali Siti, e che sono assegnate in censuazione a’ naturali de’ comuni di Orta, Ordona, Carapelle, Stornara, e Stornarella, appartenevano altra volta in feudo a’ PP. Gesuiti. Coloro che le coltivavano, vi avevano costituito de’ meschini villaggi. Allorché nella soppressione dell’ordine gesuitico nel Regno di Napoli esse divennero delle proprietà fiscali, volle il Governo accorresse al bisogno degl’infelici agricoltori che fin allora le aveano utilizzate, aderendo alle loro dimande, e distribuendole ad essi. Quindi fu che nell’anno 1774 si diedero in censuazione agli abitanti de’ Siti indicati, assegnandosene a ciascuno dieci versure ad uso di semina, una casa rurale, ed un pascolo sulla mezzana delle terre stesse pel nutrimento degli animali necessarj alla coltivazione. Ebbero altresì i nuovi coloni un proporzionato assegnamento di istrumenti rurali di animali e di vettovaglie, a patto di pagarne il prezzo per cinque anni. In questo modo quattromila e cento versure di terra furono assegnate a quattrocento e dieci famiglie, centocinque di Orta, novantatre di Ordona, ottantatre di Stornara, settantatre di Stornarella, e cinquantasei di Carapelle. La concessione delle terre fu accordata a condizione di corrispondere l’annuo canone di diciotto carlini a versura per quelle addette a semina, e carlini venticinque per quelle addette al pascolo. Fu convenuto infine che l’enfiteusi in tal modo stabilita durasse ventinove anni, dopo l’elasso de’quali il contratto dovea rinnovarsi. Quasi due terzi delle terre incamerate al Fisco fecero parte di un simile assegnamento. Il sesto fu concieduto per pascolo a’ locati di Orta e di Ordona.

La sorte de’ coloni de’ Reali Siti dopo aver ottenuto la chiesta censuazione, non corrispose alle benefiche mese(sic) del Governo. O perché il postaggio delle terre non fosse stato eseguito con regolarità e con eguaglianza; o perché delle stagioni inclementi avessero distrutto le speranze di molti agricoltori, varj di essi si videro nel bisogno di contrarre de’ debiti, e molti furono impuntuali al pagamento del peso a cui la concessione ottenuta li aveva assoggettati. L’errore commesso di affidare ad un Governatore l’esazione fiscale, e di far dipendere il di costui stipendio dal maggiore o minore introito di ciò che al Fisco era dovuto, mercé la devoluzione seguitane (1680) mille seicento ottanta versure di terre possedute fino a quel momento da cento sessantotto famiglie di sventurati coltivatori. Il Fisco sentì allora il peso di questa proprietà, e giudicò analogo agl’interessi suoi l’alienare non solo tutte le terre delle quali avea ottenuta la devoluzione, ma anche quelle delle quali conservava ancora il diretto dominio.

La Reale Azienda di Educazione alla quale tali beni erano stati assegnati, procurò di venderli all’asta pubblica, e varj particolari li acquistarono a patto che fossero ad essi trasmessi tutt’i diritti dal Fisco e se la sorte de’ coloni de’ Reali Siti era stata fin allora infelice e perché immaturamente cauzionati, e perché senza pendenza costretti all’adempimento di obblighi, che il tempo, e delle stagioni più propizie li avrebbero posti al caso di compiere, fu infelicissima appena succedé all’interesse del Governo quello de’ particolari speculatori. Cercarono questi ultimi di tirarsi tutti il frutto che potevano dal loro acquisto, e raddoppiando le condizioni a tutt’i mezzi a maggiormente ammiserire gli antichi coltivatori, ottennero nuove devoluzioni a loro danno; per poter disporre anche di quelle terre, che non erano ancora rientrate nell’utile dominio del Fisco. Alle devoluzioni per attrasso di canoni si cumularono quelle che i prepotenti nuovi padroni del dominio diretto fecero pronunziare per difetto di coltivazione, per inadempimenti di patti, e per mancanza di successioni legali nelle antiche famiglie censuarie. Poterono così procedere a formar nuove censuazioni, ed a conciedere con novelli contratti le terre a semina con prezzi più forti di quelli che il Fisco aveva originariamente stabilito, ad oggetto di esercitare una benefica influenza su cinque popolazioni nascenti che avevan bisogno di tutta la di lui protezione per sostenersi e per prosperare.

Fu allora che varie di tali terre furono censite a carlini 25, altre a carlini 30, ed altre fino a docati 4 a versura. Neppure il diritto del pascolo concieduto sulla mezzana che si godeva promiscuamente dagli abitanti di Stornarella fu rispettato; e quel canone che que’ poveri abitanti contribuivano nella somma di docati 352,20 venne aumentato da quel momento fino a docati 600.

Il grido della desolazione e della miseria concordemente elevato dalle avvilite popolazioni di Orta, di Ordona, Carapelle, Stornarella, e Stornara, produsse che all’epoca della censuazione generale del Tavoliere di Puglia si risolvesse di richiamare al Reg[io] Erario il dominio diretto delle terre altra volta vendute, e ch’erano state di principio assegnate a quegli sventurati coloni. Quindi con Decreto de’ 14 Giugno 1806 fu ordinato alla Giunta del Tavoliere di compensare i particolari che le avevano acquistate coll’assegnamento di altre terre fiscali e di conciederle in censuazione agli abitanti de’ Siti Reali. E poiché malgrado le vessazioni e le sciagure sofferte quelle popolazioni eransi aumentate, ed era in conseguenza seguito il bisogno di avere delle terre a coltivare; fu stabilito che se ne assegnassero anche delle altre, prendendole da quelle che nel 1774 furono conciedute per pascolo a’ Locati di Orta e di Ordona, e delle così dette nocchiariche che la Casa Reale possedeva sulla portata di Orta.

(Antica censuazione) I particolari che avevasi comperate le terre delle quali si è fatta menzione riceverono il loro compenso, e quindi i coloni di Orta, Carapelle, Ordona, e Stornara nebbero le antiche censuazioni collo stesso canone che si era altra volta stabilito, cioè di carlini 18 per ogni versura a semina, e di 28 carlini( deve dire carlini 25 ) per ciascuna versura di mezzana. I soli coloni di Stornarella furono meno fortunati. Era specialmente sulle loro terre che il nuovo acquirente Carmignano aveva elevato i canoni, e poiché profittando dell’aumento di vendita aveva rivenduto l’acquisto fatto ad altro proprietario per docati cinquemila più di quello che gli era costato, il Fisco soggiacere al pagamento di questo di più nel riprendersi i fondi, e la Giunta del Tavoliere credé di compensarlo collo stabilire un canone maggiore su di essi. Quindi per Stornarella si fissò il canone di docati tre a versura per le terre che Carmignano avea censite alla stessa ragione, e di carlini trentacinque per ogni versura di mezzana. Tutte le terre in tal modo ricensite agli abitanti de’ Reali Siti nel 1806 ritengono tuttavia il nome di antica censuazione.

(Nuova censuazione) La Giunta del Tavoliere a norma delle disposizioni ricevute dovea pure assegnare delle altre terre in censuazione a que’ coloni. Anche questa nuova distribuzione fu fatta, ed altre versure (2353, cat. 25) duemila trecento cinquantatre e catene venticinque furono conciedute al canone di docati 6.354.96. Si volle stabilire su di esse la prestazione di carlini ventisette annui per ciascuna versura sulla considerazione che la legge de’ 21 Maggio 1806 tale valutazione avea data ad un carro di terre di Regia Corte a coltura; quantunque i docati 54 a carro fossero stati posteriormente ridotti a docati 48, poiché si ordinò che i censuarj di terre di Corte riscattassero docati sei di canone per ogni carro con un capitale corrispondente al cinque per cento. Ma poiché gli abitanti de’ Reali Siti non furono assoggettati a simil riscatto, hanno continuato a pagare finora il canone di D[ucati] 54 a carro, a quanto appunto corrisponde quello di carlini ventisette a versura.

Nel conciedersi le nuove terre agli abitanti de’ Reali Siti, si vide la necessità di provvederli di legname pel combustibile e per gli attrezzi rurali. Fu perciò stabilito che ciascun sito avesse sessanta versure di terra, senza corrispondere alcun canone fino al 1838; a condizione che vi si piantassero degli alberi, e si riducessero a bosco. Ma questo favore sparì pochi anni dopo; e nel 1811 sotto il pretesto che gli alberi non prosperassero, o che non  fossero stati piantati, si volle che delle 60 versure assegnate a ciascun Sito Reale per bosco, si formassero delle vigne. Così quelle terre ch’erano state conciedute gratuitamente sino al 1838 furono assoggettate pure a corrispondere il canone di carlini ventisette a versura. Tutto ciò costituisce la nuova censuazione de’ Siti Reali.

Riassumendo gli elementi dell’antica non meno che della nuova censuazione, si rileva che i coloni censuarj de’ cinque Siti Reali posseggono[2] quattromila seicento sessantasei versure e tredici catene di terra, eguali a quasi 12498 moggi napolitani, per le quali si corrisponde l’annuo canone di docati 11,032,56 grana. Esse son oggi divise in molte quote che saranno particolarmente enumerate e distinte nel quadro di ciascuno de’ Reali Siti ed appartengono a circa novecento coloni. I cinque miseri villaggi, i quali in origine non erano che delle masserie rurali oggi costituiscono due considerevoli Comuni, quello di Orta Ordona e Carapelle, e quello di Stornarella e Stornara, de’ quali il primo comprende meno di tremila abitanti, ed il secondo circa mille ottocento. Se malgrado i difetti di una poco provvida amministrazione, tanto hanno prosperato da pochi anni queste popolazioni nascenti, quali lusinghiere speranze esse non debbono conciepire oggi che il benefico loro Monarca, nella riforma del Tavoliere di Puglia, e nella particolare protezione accordata alla pastorizia ed all’agricoltura, chiaramente dimostra di voler ad ogni costo migliorare la sorte de’ sudditi suoi che con tutt’i loro sforzi si adoperano a coltivare le terre fiscali, ed a far cangiare di aspetto alle più feraci terre della Capitanata!”


 

[1] Archivio di Stato di Foggia, Amm.ne del Tavoliere, Scritture dell’Ufficio s. II, b. 17 fasc. 18 c. 5 r e segg.

[2] La misura esatta e geometrica de’ Reali Siti ultimamente eseguita offre un divario dalla riportata estensione; divario che si rileverà partitamente per ciascuno de’ Reali Siti ne’ successivi dettagli che si daranno e che trae la sua origine dall’ampiezza delle strade, non prelevata nelle primissime misure; da altri tratturi chiusi in seguito, ed infine da qualche errore incorso nell’atto delle divisioni eseguite non con metodi esatti e geometrici, ma col compasso da agrimensori forse poco diligenti.